Le scuole paritarie all`attacco

Italia oggi – 17/9/2019 – EMANUELA MICUCCI

La lettera arriverà presto sulla scrivania del Ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti per chiedergli di aprire un tavolo di dialogo e di lavoro sulla parità scolastica che, sebbene a marzo 2020 copia 20 anni, resta ancora incompiuta. A firmare la missiva molte associazioni della galassia delle circa 12.600 scuole paritarie che in tutta Italia accolgono ogni giorno quasi un milione di studenti, a cui si aggiungono i circa 150 mila alunni dei centri di formazione professionale accreditati, e oltre 70 mila dipendenti tra docenti, personale Ata, addetti alle mense.

Con il cambio di governo e del vertice del Miur, completata la squadra con la nomina dei tré sottosegretari, le diverse visioni della parità scolastica, già emerse nel primo governo Conte, rischiano di ampliarsi. Emblematica la vicenda del costo standard di sostenibilità, su cui l’alierà ministra dell’istruzione Valeria Fedeli (Pd) aveva creato un apposito gruppo di studio guidato da Luigi Berlinguer, padre della legge sulla parità ma che nei 14 mesi del governo Lega-M5S non si è mai riunito. Intanto, in Senato sul tema è approdata una proposta di legge su iniziativa delle senatrici di Forza Italia Sandra Lonardo ed Alessandra Gallone che modifica la legge 62/2000 sciogliendo molti nodi irrisolti per una piena e reale attuazione della parità scolastica. Inteso come quota capitaria che lo Stato investe per garantire il diritto all’istruzione, il costo standard sostenibile per alunno nella pdl è applicato anche nella gestione diretta delle scuole statali: lo Stato cioè lo verserà in base al numero di studenti effettivamente iscritti, diversificandolo in base alla condizione economica delle famiglie, alla presenza di alunni disabili e alle specifiche esigenze dei professionali e dei tecnici che avranno costi maggiori di quelli sostenuti dai licei. Un sistema equo. E che garantirebbe un risparmio per le casse pubbliche, calcolato in ben 2,8 miliardi di euro. «Una soluzione per portare a compimento la parità, non solo economica, delle scuole paritarie», commenta Virginia Kaladich, presidente della Fidae. Tuttavia, osserva, «le diverse associazioni delle scuole paritarie dovrebbero avere una voce sola per portare proposte condivise di applicazione e attuazione del costo standard, iniziando dal definirlo». Il nodo irrisolto della parità economica, segnalano le associazioni al neo ministro, è prima di tutto la possibilità di garantire ai genitori, come prevede la Costituzione, la libertà di scelta educativa dei figli. Da 20 anni, infatti, per legge le paritarie sono parte del sistema pubblico integrato di istruzione al pari delle suole statali, così come lo sono quelle paritarie degli enti locali. Si pensi agli asili, i soli a cui M5S, nel proprio programma elettorale per le politiche 2018, voleva continuare a garantire la parità. Del resto, l’attuale sottosegretaria all’istruzione Lucia Azzolina lo scorso anno chiedeva che i 518 milioni di euro annui per la scuola paritaria si usassero per il personale docente ed Ata della scuola statale. Mentre l’iter che ha portato ad assegnare i fondi Pon anche alle paritarie si è arrestato non in Commissione europea, ma nei corridoi del Miur. E solo con gli ultimi governi Pd si sono raddoppiati gli scarni e ancora insufficienti fondi per gli studenti con disabilità delle paritarie, arrivati a 24,5 milioni di euro, circa 2 mila euro a docente di sostegno con cui non si paga neppure un mese di stipendio. «Si tratta di riconoscere, attraverso questo servizio, la dignità a questi alunni», che frequentano sempre di più gli istituti paritari, sottolinea il presidente dei genitori dell’Agesc Giancarlo Frare. Tanto che gli insegnati di sostegno nelle paritarie cattoliche sono passati dal 5,4% del totale del corpo docente nel 2010/11 al 7% del 2016/17. Lo Stato, a differenza di ciò che accade nelle statali, non riconosce quasi nulla per i costi del docente di sostegno, ma giustamente «nello stesso tempo pone come condizione per ottenere la parità anche l’accoglienza dei ragazzi disabili», obbligando però i genitori a sobbarcarsi costi aggiuntivi per questo servizio, oltre alla retta scolastica. Vengono in soccorso alcune legge regionali, come il Veneto, attraverso il buono scuola, in base al reddito familiare, con un capitolo riservato a questi studenti. Altro tema caldo, il reclutamento, l’immissione in ruolo, la formazione e la retribuzione dei docenti delle paritarie. «Non sono insegnati di serie B», sottolinea Kaladich. «La legge sulla parità», spiega, «richiede docenti abilitati (condizione necessaria anche per sottoscrivere contratti a tempo indeterminato), ma non si sono attivati percorsi per poter garantire l’abilitazione».