EVIVA LA SQOLA! del Ministro Fioramonti, il novello riformatore gentiliano della scuola italiana.

Dopo i ministri Gabrio Casati e Giovanni Gentile la scuola italiana aveva proprio l’urgente necessità di un ministro riformatore che ridesse ruolo e dignità alla sua funzione. Si sono guardati intorno e chi hanno trovato? Un docente della Bocconi? Della Cattolica? Della Statale? Della Normale di Pisa? No, hanno trovato nientemeno che un docente di economia politica presso l’Università di Pretoria in Sudafrica: Lorenzo Fioramonti.

Appena nominato il neo ministro si è affrettato a dichiarare che “Nella scuola e nell’università ci sono le fondamenta di un Paese”. Poi, da rituale ministeriale, ha criticato le scelte per la scuola del governo precedente e da novella Penelope si è subito accinto a smontare quello fatto in precedenza. Ma sorge subito un dubbio: chi era il viceministro dell’Istruzione del governo precedente? Non era lui, Lorenzo Fioramonti? Dov’era allora quando il suo predecessore emanava i provvedimenti per la scuola che egli “ora” ritiene deleteri? In Africa all’Università di Pretoria?

Il neo ministro, per la captatio benevolentiae della categoria a cui appartiene (seppure in Africa), prima ancora del rituale giuramento si è affrettato a lanciare una minaccia al governo a cui sarebbe appartenuto: “O si trovano i soldi per gli atenei e la scuola o mi dimetto”. Per non essere costretto a mantenere la parola e a dimettersi si è arrovellato il cervello per contribuire a reperire quei tre miliardi richiesti per l’Università e la scuola. Pensa e ripensa, ecco partorire l’uovo di colombo, ecco la sua genialata: inseriamo l’imposta ambiental-educativa e tassiamo le merendine che gli alunni si portano a scuola per l’intervallo.

Bene! Così finalmente cominciano a delinearsi le linee programmatiche della Buona Scuola Fioramontiana, i modelli a cui il ministro ha dichiarato di ispirarsi: quello finlandese, il “modello” Montessori, don Milani, la Reggio Children.  Sarà pure un docente di economia politica, ma come ministro della Pubblica Istruzione bisognerebbe chiarirgli che quello della Montessori non è un modello bensì un metodo. Comunque il ministro ha le idee chiare sulla scuola italiana perché egli vuole “Una scuola in cui i ragazzi vadano volentieri perché imparano divertendosi”. Giusto, non bisogna affaticare gli studenti e perciò  legittimiamo le assenze da scuola per gli scioperi dedicati oggi al clima, ma un domani anche ad altre manifestazioni, ma solo quelle che il ministro condivide! Nello stesso tempo però il ministro bandisca Gramsci dalla scuola per le sue idee sovversive, avendo egli dichiarato che lo studio è fatica e persino noia e se non è faticoso non è né studio né una cosa seria.

Altro punto fermo di Fioramonti e che la scuola deve essere laica: «Penso ad una scuola laica e che dia spazio a tutti i modi di pensare»; perciò niente Crocefisso in aula, «Meglio appendere alla parete una cartina del mondo con dei richiami alla Costituzione».

Ancora una volta il ministro ha per lo meno la memoria corta, per non dire altro. Prima dà ordini ai dirigenti scolastici di legittimare le assenze degli studenti ignorando l’esistenza dell’Autonomia scolastica, ora non ricorda (!) che c’è una sentenza del consiglio di stato che ha sancito che “il crocifisso non è soltanto un simbolo religioso ma anche un simbolo della cultura italiana, un valore di una sofferenza portata per amore e che non può creare fastidio a nessuno” .

Inoltre i “richiami alla Costituzione”  il ministro non li ricordava quando qualche anno fa su Facebook scriveva offese a polizia (“Sembra più un corpo di guardia del potere, invece che una forza al servizio dei cittadini”) e ai politici (“l’imperatore della sfiga”“una demente bugiarda e venduta” – “Se fossi una donna, le sputerei in faccia” – “G… F…, un’altra merda con i denti separati, uno schifoso, che solo in Italia può passare come intellettuale”)?

Nel programma del ministro non manca neppure l’attenzione verso i docenti a cui promette: “Ai professori 100 euro in più al mese”. Ma poi, pensando ai tre miliardi che deve recuperare e che non si trovano, corregge il tiro: “Non credo che un aumento di stipendio come premio funzioni”.

Signor ministro magari l’aumento di stipendio ai docenti come premio non “funziona”, ma certamente non “funzionano” le sue idee sulla scuola, confuse, contraddittorie, senza costrutto, approssimative. Dimentichi ogni riforma scolastica ed inizi a pensare ai centomila docenti che mancano, ai precari, alle classi pollaio, agli insegnanti di sostegno insufficienti, alle retribuzioni indecenti, agli edifici scolastici fatiscenti.

Per fortuna vi sono i docenti che “creano” quella scuola di qualità che il ministro non ritiene “buona” per il proprio figlio, iscrivendolo alla scuola inglese. Sono le migliaia di insegnanti che pur con uno stipendio da fame salvano la scuola italiana dalle manipolazioni del ministro di turno. Quotidianamente si dedicano con serietà, professionalità, costanza e passione al proprio lavoro per preparare gli studenti a costruirsi un futuro.

Milano 4 ottobre 2019

Giuseppe Antinolfi – Segretario Provinciale SNALS CONFSAL di Milano