Si ricomincia…si parte???

Settembre, andiamo! Si riaprono le scuole. È tempo di tornare al “lavoro usato”. Anche in questo nuovo anno scolastico il suono della campanella ci indica l’inizio di un nuovo viaggio, un percorso educativo complesso e difficile, basato sul dialogo, sull’ ascolto, sul confronto, sulla condivisione per introdurre gli studenti certamente nel mondo dei saperi, ma soprattutto per aiutarli a costruire il loro futuro, perché nessuno gliene regalerà uno

È questa la grande responsabilità di noi docenti: aiutare i giovani a inserirsi nella società in cui vivono e contemporaneamente prepararli, oggi, per la società in cui essi vivranno in futuro, senza sapere esattamente come essa evolverà. Abbiamo il dovere di prepararli per un mondo in cui ognuno senta di avere uno scopo per esprimere le proprie potenzialità, sensibilità, bisogni, paure, desideri e la propria creatività.
Diventa allora essenziale che la scuola faciliti il confronto con la realtà, per preparare gli studenti ad essere consapevoli dei problemi, delle contraddizioni e delle manipolazioni, per aiutarli ad avere uno sguardo accorto e critico sul mondo. Solo così essi sapranno costruirsi una propria “bussola” che li contraddistingua da tutti gli altri, che costituisca quel “principium individuationis” di cui già parlavano i filosofi scolastici, che potrà aiutarli nelle scelte importanti e difficili che saranno costretti a prendere durante la loro vita. Dobbiamo quindi curare la formazione della persona, il suo valore, la sua dignità e la sua identità, perché nella società attuale sostanzialmente sono assenti gli ancoraggi che ne consentano uno sviluppo positivo: si naviga a vista, quindi, con poche conoscenze e senza la possibilità di una elaborazione personale conseguente. È la cosiddetta «società liquida» del filosofo polacco Zygmunt Bauman, in cui regnano incertezza e individualismo.
Spetta allora alla scuola svolgere un ruolo fondamentale e decisivo nel formare i giovani, perché insieme alla famiglia concorre a delineare nuovi orizzonti, a formare una vera e propria “nuova cultura” che genera quei valori, idee, pratiche ed azioni che poi saranno vissuti nella società. Sono proprio l’istruzione e l’educazione la rivoluzione più duratura, poiché a lungo andare producono veri mutamenti nell’animo umano.
Ma ancora una volta anche quest’anno la scuola inizia un po’ al buio: 170 mila supplenti, insegnanti di sostegno insufficienti, decreto precari in alto mare, decreto inclusione inapplicato, risorse insufficienti, …
Ma è la scuola di oggi la “scuola di tutti e per tutti”, la scuola di qualità che dovrebbe accompagnare gli studenti nel percorso della conoscenza e della crescita della loro persona?
Ogni governo si prefigge il grande compito di migliorare e innovare la nostra scuola, ma questo impegno è come la tela di Penelope. Ogni Governo disfà e rifà il lavoro ‘della notte prima’ per incantare i propri elettori.
Il grande merito dell’Italia è di avere insegnanti che con il loro impegno quotidiano e costante svolgono il loro compito con passione, competenza e spirito di sacrificio. Sono loro che con buon senso e saggezza garantiscono ai propri studenti il rispetto della dignità della persona umana. Sono loro a fare la qualità della scuola, perché diversamente la scuola sarebbe “morta” già da un pezzo.
Ma la responsabilità di istruire ed educare i giovani non è solo della scuola, ma spetta anche all’altra grande istituzione: la famiglia, che in questo momento risulta sempre più multiforme. I genitori affidano alla scuola la formazione dei propri figli, ma un percorso formativo coerente ed efficace presuppone la collaborazione costruttiva tra genitori e scuola, presuppone che i genitori condividano i principi e i valori che vengono proposti.
“Fare scuola” certamente significa che i docenti sappiano far fronte ai bisogni educativi e formativi degli studenti, esige la collaborazione preziosa e indispensabile di tutti i collaboratori scolastici, ma per il successo scolastico ed educativo di ogni studente un presupposto fondamentale è la collaborazione della famiglia, dalla quale non è possibile prescindere. La scuola “coeduca”, perché il ruolo di essere padri e madri non può essere delegato ai docenti e la scuola non è un ambiente di parcheggio, dove i genitori la mattina accompagnano i figli consegnandoli agli insegnanti e scaricandosi delle proprie responsabilità.
Lo scorso mese di giugno uno studente, Red, si è suicidato prima dello svolgimento degli esami di Maturità: evidentemente si era tenuto dentro il suo male di vivere, tutto il suo dolore. Se avesse potuto confidarsi con qualcuno, aprirsi agli altri, forse avrebbe potuto superare la sua crisi. Ma la società moderna è egocentrica ed egoistica e pertanto vi è la mancanza assoluta di partecipazione o di interesse verso “l’altro. Sartre nell’opera teatrale “A porte chiuse” usa l’espressione “L’inferno sono gli altri”: ed è proprio la rappresentazione dei rapporti odierni e della alienazione che pervade la società moderna, un’atmosfera alienante (magistralmente descritta da Franz Kafka nei suoi racconti). L’ individualismo spesso sfrenato comporta l’insorgere dell’indifferenza, dell’insensibilità, dell’apatia, che inducono a non aver stimoli di carattere sociale, morale, politico e che spinge ad estraniarsi sempre più dall’ambito in cui si vive, evitando così di inserirsi in un contesto partecipativo.
Un coetaneo e stretto amico di Red ha voluto ricordarlo con «una riflessione dei giovani del secondo millennio», un commovente e disperato appello al mondo degli adulti distratti, una sollecitazione ai genitori di tutti i ragazzi, che spesso si mostrano sereni, ma a volte invece sono fragili come il cristallo: insicuri, chiusi, diffidenti, con problemi che per il mondo degli adulti potrebbero sembrare di piccolo conto, con l’animo pieno di ansie, paure e speranze.
«Io vi prego di ascoltare i vostri figli. Fatelo quando sono felici, quando sono in ansia, quando sono tristi. Fatelo quando non vogliono parlare: in questo caso ascoltate il loro silenzio, perché a volte significa più di quanto sembri. Non fate l’errore di pensare che vada sempre e comunque tutto bene: ciò che mostriamo all’esterno può talvolta essere ingannevole e fuorviante».
«Il fatto che voi i problemi li abbiate già affrontati e superati, non vuol dire che siano meno importanti per noi».
Ed ora un saluto ed un auspicio a tutti gli operatori scolastici.
Ai docenti auguro di poter svolgere il loro prezioso e delicato insegnamento con preparazione e creatività. È un lavoro prezioso e delicato perché oggi è più faticoso e difficile di quanto non lo sia stato in passato. È una “vera” sfida da affrontare con passione.
A tutti i collaboratori scolastici va un sentito ringraziamento per la collaborazione che essi con competenza offrono alla scuola. La loro attività è generalmente poco visibile agli occhi di chi vive la scuola dall’esterno, ma senza il loro lavoro non sarebbe possibile far “funzionare” la scuola.
Ai dirigenti scolastici chiedo di sfatare il pregiudizio del preside “dittatore” e pertanto di non essere autoritari ma autorevoli, perché questo è il vero ruolo richiesto dalla gestione di una istituzione educativa, una comunità educante di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale volta alla crescita di ogni persona dove occorre lavorare seriamente e in squadra.
Ai genitori rivolgo un pressante invito di tornare ad educare i figli, perché a loro spetta in primis il compito educativo e pertanto devono assumersi le relative responsabilità.
Al nuovo ministro dell’Istruzione auguro di riuscire a far uscire la scuola da questa condizione di perenne emergenza che fa male alle famiglie, agli studenti, agli operatori scolastici e non risponde al mandato costituzione che assegna all’istruzione un ruolo importante nella crescita culturale e sociale del Paese.
A tutti infine porgo un augurio per un sereno e proficuo anno scolastico, rimbocchiandoci le maniche e cercando di “aggiustare” la nostra scuola.
M.L.King ammoniva: “Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla”.

Giuseppe Antinolfi
Segretario Provinciale
SNALS CONFSAL di Milano