La riapertura della scuola si avvicina e porta con sé vecchi problemi irrisolti. Tra cattedre vuote, precariato e riforme continue, le famiglie e i docenti affrontano l’ennesimo avvio di anno con molte incertezze e poche risposte concrete.
Nel frattempo “meditate gente, meditate”


“Alla costa” di Neterjet Sat Iset
“Chissà se non avessi solcato
i mari dell’inchiostro;
il chiostro degli antichi segni;
i regni che si confondono tra le parole.
Il ponte
di quella rinascita tesa
chiesta, chiesa e faro d’elsa:
è una spada senza nome
un timone senza rotta
rotta la voce di pioggia il canto.
Anche al più esperto dei naviganti
arriva il sogno agognato, ritorno a casa.

“Ritorno dal lavoro” di Pietro Mastri
Dolce il ritorno per la via che mena
alla casa nell’ora della cena
e del riposo! E là, nell’ombra incerta,
casa ti vedo startene in vedetta
con la finestra illuminata e aperta,
come il vigile occhio di chi aspetta.
E dentro vedo, tuttavia deserta,
la parca mensa rilucente e netta;
e l’orologio antico è sempre all’erta;
e un caro viso che lo guarda, e aspetta.
Raggia quel lume là sul bianco lino:
l’occhio ci segue nel nostro cammino.

“Estiva” di Vincenzo Cardarelli
Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell’albe senza rumore –
ci si risveglia come in un acquario –
dei giorni identici, astrali.
Stagione la meno dolente
d’oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca.
Stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell’ordine che procede
qualche cadenza dell’indugio eterno.

“Autunno” di Vincenzo Cardarelli
Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

“Niente di grave” di Eugenio Montale
Forse l’estate ha finito di vivere.
Si sono fatte rare anche le cicale.
Sentirne ancora una che scricchia è un tuffo nel sangue.
La crosta del mondo si chiude, com’era prevedibile
se prelude a uno scoppio. Era improbabile
anche l’uomo, si afferma. Per la consolazione
di non so chi, lassù alla lotteria
è stato estratto il numero che non usciva mai.
