Ecco il Patto per la scuola, a cui il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha voluto dare un’accelerazione nella notte inviando ai sindacati un documento di cinque pagine e mezzo, che Repubblica ha visionato, in cui si tratteggia la scuola futura a partire da settembre, si indica come dovranno essere i prossimi concorsi, ordinari e straordinari, ci si impegna per reclutare 80 mila docenti precari subito e per un anno, quindi a far crescere la disponibilità dei finanziamenti per il rinnovo del contratto per un milione di lavoratori della scuola. “Il Paese ha la responsabilità di superare l’emergenza in atto con una visione strategica in grado di affrontare le molteplici sfide per la ripresa”, si legge nel Patto, “con la consapevolezza che il futuro dell’Italia sarà nelle mani dei giovani che oggi frequentano le nostre scuole”.

In queste ore i segretari generali dei sindacati confederali, accompagnati dai responsabili del comparto, sono al ministero dell’Istruzione a trattare e limare l’accordo. Bianchi ha suggerito con forza di chiuderlo entro la giornata e, a sua volta, sta chiedendo nuove risorse al capo di gabinetto del presidente del Consiglio Mario Draghi. Il premier ora è a Porto, lunedì potrebbe far suo – a nome del governo – l’accordo.

Questi sono i punti del documento “Patto per la scuola al centro del Paese”. I numeri che vi indicheremo non sono presenti sulla bozza del documento, ma sono frutto della trattativa ai tavoli in corso che porterà nell’arco di due settimane alla definizione completa dell’accordo.

Nuovi concorsi annuali e semplificati

Il problema centrale della scuola italiana è la mancanza di cattedre assegnate, che comporta vuoti di insegnamento che si trascinano per mesi. Oggi, spiegano al ministero, ci sono 112 mila ruoli da trovare, e bisogna fare tutto entro il 31 agosto prossimo. Patrizio Bianchi, con il capo Dipartimento del ministero dell’Istruzione Stefano Versari e il capo di Gabinetto Luigi Fiorentino, ha deciso di snellire i classici concorsi ordinari che impiegano, dal loro bando, tra i dodici e i ventiquattro mesi per portare docenti in cattedra. I prossimi “ordinari” saranno annuali e semplificati. Tutti i neolaureati del Paese potranno partecipare, e ovviamente potranno farlo anche i precari già impiegati in classe. Ci sarà una preselezione iniziale, visti i numeri sempre ipertrofici dei candidati della scuola, e quindi chi passerà il primo test potrà affrontare un anno di prova e formazione: la fine dell’anno di prova coinciderà con un esame di valutazione dell’attitudine e della preparazione del docente. L’insegnante stabilizzato che lo supererà sarà insegnante fino alla pensione.

Il concorso semplificato annuale, che potrà partire quando il sistema andrà a regime, è la vera novità di un’istruzione che nelle ultime ventun stagioni è riuscita a portare in fondo soltanto tre procedure di selezione ordinarie.

Si prevedono rinforzi, attraverso questo strumento, in tutte le categorie scolastiche: “Servono nuove procedure di reclutamento”, si legge nella bozza, “finalizzate ad assicurare la presenza di tutte le figure professionali al primo settembre di ogni anno”, questo “per superare la difficoltà della ripresa annuale delle attività scolastiche, determinata dal numero di posti – di personale dirigente, docente e amministrativo, dei direttori generali e degli educatori – non coperto dal personale di ruolo”.

La stabilizzazione straordinaria

C’è un problema, tuttavia, di arruolamento immediato. E qui la discussione è ancora aperta. Vuoti esistenti e prossimi pensionamenti – saranno 28 mila – hanno già fatto scattare l’allarme al ministero dell’Istruzione. Serve avviare una “procedura urgente e transitoria”, così definita nelle carte. Ha caratteristiche simili ai futuri concorsi ordinari semplificati, ma viene applicata soltanto ai docenti oggi ancora precari. In testa a questo esercito da stabilizzare ci saranno i vincitori del concorso straordinario appena concluso, ancora gli iscritti alle Graduatorie a esaurimento e alle Graduatorie di merito, quindi un’ampia quota di precari con almeno 36 mesi di insegnamento (come chiede una sentenza europea). Sono 70-80 mila i potenziali candidati e, questi, attraverso una procedura rapida, entreranno subito in classe per un anno. Anche in questo caso la stagione, qui la 2021-2022, servirà per valutare gli ottantamila stabilizzati temporanei “valorizzando la formazione del personale”. E anche in questo caso attraverso una prova finale, intorno a giugno 2022, si stabilirà chi merita di avere l’assunzione a tempo indeterminato. Bianchi, di fronte alle dure critiche di una parte dei Cinque Stelle che oggi trovano voce nella sottosegretaria Barbara Floridia, ha sempre detto: “Non sarà una sanatoria, sceglieremo secondo i bisogni delle scuole nei territori e tenendo conto dei diversi percorsi fatti dalle categorie oggi precarie. Alla fine avremo in cattedra docenti qualificati”. Il progetto di un arruolamento urgente e l’avvio di concorsi rapidi hanno già un finanziamento stabile dai tempi della Legge 107, la “Buona scuola”.

Una più ordinata continuità didattica dovrà essere assicurata attraverso “una programmazione pluriennale degli organici e dei contratti a tempo determinato”.

Il rinnovo del contratto

Nel Patto per la scuola (al centro del Paese) si parla anche del rinnovo del contratto per oltre un milione di lavoratori del settore, 850 mila sono docenti. La cifra che la Funzione pubblica ha messo a disposizione è pari a un aumento medio di 86 euro lordi per ogni testa docente, ma tutti i sindacati hanno chiesto risorse aggiuntive per far salire la cifra sopra l’asticella dei cento euro. Senza soldi in più, non firmerebbero l’accordo. Gli incontri di Bianchi con il governo, in queste ore, servono proprio a trovare risorse per il contratto. Nel Patto, peraltro, già si parla di “risorse aggiuntive” e di un “adeguato riconoscimento” per i dirigenti scolastici.

Scuole più sicure, tempo pieno al Sud

Nel documento, definito dalla Gilda, il sindacato più critico, “un testo di buone intenzioni”, si parla della necessità di “garantire la sicurezza degli ambienti scolastici in relazione all’evolversi della pandemia” attraverso interventi sismici e di risparmio energetico negli edifici. Qui i soldi del Recovery Fund sono già previsti. Più in generale, “anche attraverso la contrattazione”, bisognerà innalzare i livelli di istruzione per contrastare l’abbandono scolastico, quest’anno profondo, far crescere l’offerta formativa delle scuole e “sviluppare percorsi didattici individualizzati per tutti gli studenti”. L’orientamento scolastico degli alunni, necessario per comprendere le personali attitudini, dovrà partire dalle scuole primarie e medie. ll tempo scuola dovrà aumentare, soprattutto al Sud, e consentire in quei territori pomeriggi in classe nell’ambito 0-6 anni.

Investire negli istituti tecnici e professionali

Risorse autonome e ingenti saranno dedicate al potenziamento degli istituti tecnici e professionali “favorendo la sinergia dell’istruzione tecnica superiore”, gli Itis, “con università ed enti di ricerca”. Il Patto vuole potenziare la formazione iniziale dei docenti, ma, come chiedevano i sindacati, non la rende obbligatoria. La “formazione continua”, che sarà gestita dalle singole scuole, prevede un irrobustimento delle competenze linguistiche e digitali. Un fondo strutturale specifico servirà “per la valorizzazione di tutto il personale”. Già, la valorizzazione delle persone “è la leva fondamentale e necessaria per condividere la visione di un’unità del Paese e per accrescere il ruolo della scuola quale catalizzatore di idee, visioni, progetti, innovazione”.

Devono essere rafforzati i provveditorati, “amministrazioni periferiche” appunto, con uomini e tecnologia. E la redazione di un Testo unico sulla scuola semplificherà norme stratificate nelle stagioni. Si ridefiniranno le responsabilità in tema di sicurezza negli edifici scolastici distinguendo quelle strutturali, “in capo ai proprietari degli istituti”, da quelle gestionali, “affidate ai dirigenti scolastici”.

Si legge nel documento: “Le istituzioni scolastiche costituiscono il volano di crescita culturale ed economica, sono il luogo di sviluppo delle competenze per una cittadinanza consapevole e partecipativa nel nostro tessuto sociale”. Quindi, “un nuovo modello culturale è la base di una nuova organizzazione del lavoro nelle scuole e di ogni capacità di utilizzare l’innovazione tecnologica per il miglioramento del benessere collettivo”. Serve “una riforma di sistema per costruire un nuovo modello di istruzione. Il ruolo del docente è cruciale per riposizionare la scuola al centro del processo di sviluppo sostenibile del Paese. Un accordo corale sull’istruzione e la formazione per il Terzo millennio deve passare attraverso il pieno compimento della riforma costituzionale dell’autonomia scolastica, a garanzia dell’unitarietà del sistema”.

Il ministro Bianchi, in un incontro di questo pomeriggio con le organizzazioni sindacali dei dirigenti scolastici, ha spiegato: “Con questo Patto dobbiamo cambiare la scuola, cambiarla molto”.

 

da la Repubblica Corrado Zunino 8 maggio 2021