D.S.Bottoni Milano: indicazioni sempre diverse, un incubo seguirle. «Riapriremo, ma non so per quanto»

«Ho letto un’intervista in cui la ministra Azzolina diceva di avere un sogno, una scuola nuova. E ho pensato: almeno lei sogna, invece io passo le notti insonni a pensare a come far stare tutti gli alunni nelle classi, per evitare la didattica a distanza. Prima m’immaginavo di abbattere i muri e mettere pareti mobili, di far venire le classi del biennio di mattina e il triennio di pomeriggio. Ma non si può: nei muri ci passano i fili».

Giovanna Mezzatesta, 60 anni, dal 2017 è alla guida del liceo scientifico Bottoni di Milano, zona stazione Centrale. Qui il numero di allievi è più contenuto: solo 750, rispetto ai 1.500 di altri istituti. In questa che per i presidi è una «pazza estate», almeno il problema degli spazi lo ha risolto. «Abbiamo acquistato dei banchi più piccoli a 35 euro e altri a forma trapezoidale a 80. Il nostro direttore dei servizi generali a sua volta ha passato le notti sulla piattaforma per le forniture scolastiche a cercare i più adatti. E poi abbiamo trasformato in aule i laboratori. Avremo anche un tendone per fare lezione all’aperto nelle belle giornate».

Niente più notti insonni, quindi? «Macché, ogni giorno si rischia di andare in crisi per una questione nuova. Se prima la paura era per la riapertura, oggi è per quanto durerà questa riapertura. Ciò che più agita è il cambiamento continuo delle indicazioni». L’ultimo? «Quello sui test sierologici. Come da nota del Miur avevo fatto una circolare per avvisare il personale dell’avvio dello screening, poi ho scoperto che la Regione Lombardia ha scelto di non attuare il prelievo venoso, ma il test rapido e che le istruzioni per prenotarlo erano diverse». Questioni nuove (responsabilità penale dei dirigenti in caso di malattia, l’aula Covid per isolare i sintomatici) e quelle sempre attuali. Come le nomine e l’impresa impossibile di trovare un prof di matematica: «Non so come andrà con le nuove graduatorie provinciali. Magari possono funzionare in province più piccole, ma a Milano è dura. L’anno scorso avevamo trovato un’insegnante di 26 anni, neolaureata e che prendeva il treno alle 5.30 da Luino. Conviene farlo per 1.300 euro al mese?”. E i ragazzi, tutti promossi di default? «Nelle attuali seconde temo ci saranno molte bocciature».

Il liceo Bottoni ha scelto di non utilizzare la didattica a distanza (dad). «Ci sono scuole dove è inevitabile — chiarisce — Ma fare la dad è diverso dal fare didattica innovativa o multimediale. La dad serve nell’emergenza». Anche qui, però, non tutte le aule riescono a contenere tutti gli studenti. Quindi la scuola ha fatto un accordo con l’associazione milanese Non Uno di Meno, composta da molti ex insegnanti. Se una classe dovrà essere divisa, alcuni allievi andranno in una vicina aula con uno di questi volontari che, d’accordo col docente, farà svolgere loro lavori a tema.

da Corriere della Sera.it – 20 agosto 2020 – Giovanna Maria Fagnani