Azzolina, Villa Pamphili e la sua straordinaria ricetta per la sua scuola del futuro

 

Agli Stati Generali non poteva mancare l’illustre ministro dell’Istruzione. Dopo l’emergenza coronavirus occorre «progettare la ripresa» per «far ripartire l’Italia» e la grillina Azzolina ha illustrato la sua straordinaria ricetta per la scuola, il suo progetto, il suo “piano piano” strategico.

Si è preparata, ha studiato, ha copiato, si è consultata con la sua task force di 18 illustri (!?) esperti ed ecco il punti del suo straordinario programma per far “ripartire la scuola” insieme alla ripresa dell’Italia:

  1. ripartenza a settembre in presenza della scuola;
  2. maggiori investimenti;
  3. riduzione del numero degli alunni per classe;
  4. potenziare il digitale;
  5. formazione del personale
  6. valorizzare l’istruzione tecnica e professionale;
  7. aumento egli stipendi del personale della scuola.

Banalità, problematiche estremamente scontate o per dirla con i Jalisse “fiumi di parole”. Ma almeno il duo musicale ha vinto un Festival di Sanremo, l’Azzolina invece ha collezionato l’ennesimo flop e per questo meriterebbe il “Tapiro d’oro” di Staffelli.

Ci voleva proprio Villa Pamphili per ripetere (o meglio copiare ancora una volta) discorsi “triti e ritriti”, detti e ridetti dai suoi più qualificati predecessori, da giornalisti, operatori scolastici, ….

A proposito dell’apprendimento degli studenti avrebbe potuto inserire nel suo programma “salva scuola” la teoria dell’imbuto, almeno avrebbe suscitato qualche ilarità tra i personaggi così seriosi degli Stati Generali.

Se a Villa Pamphili invece dei soliti “soloni” avessero invitato a parlare qualche docente che “vive” la scuola ogni giorno, certamente costui avrebbe certamente messo sul tavolo argomenti meno scontati, come:

  • mancanza di una vision per una scuola innovativa, concreta;
  • adozione della strategia Lifelong Learning;
  • introduzione di nuove metodologie di tipo attivo, partecipativo, … ;
  • progetto di una scuola inclusiva, attiva, partecipativa, cooperativa;
  • qualità del curricolo e essenzialità dei saperi;
  • cultura della valutazione scolastica;
  • costruzione di ambienti di apprendimento;
  • ….

Queste sono le problematiche concrete di una scuola lungimirante che dovrebbero essere discusse in una riunione che ha la presunzione di progettare il futuro anche della scuola.

L’Azzolina ancora una volta ha parlato di “classi pollaio”. Non perde occasione per ripetere questo ritornello, è una fissa, come se fosse la prima a sollevare la problematiche, senza sapere che se ne parlava fin dai tempi della ministra Gelmini.

Quindi, Azzolina, non è una tua novità, non sei originale. Tutti sono contro le “classi pollaio”, ma nessun ministro le abolisce. E a tale proposito l’Azzolina fa la SMEMORANDA.

Perché non si attiva per far approvare dalla sua maggioranza la proposta di legge del 5 luglio 2018 proprio per abolire le classi pollaio e di cui lei è la prima firmataria?

Son due anni che giace nel cassetto del Parlamento. Che fine ha fatto?

Invece di continuarne a parlare perché non lo fa approvare dalla sua maggioranza?

Perché? Perché quelle dell’Azzolina sono solo chiacchiere, come dimostra la nota ministeriale n.487 del 10 aprile 2020, riferentesi agli organici 2020/2021: per la scuola secondaria di II grado le classi intermedie, dovranno essere costituite con un numero medio di alunni non inferiore a 22.

E l’annuncio sull’abolizione delle classi pollaio? Per il distanziamento sociale 22 alunni per classe sono eccessivi. Non si era parlato di una media di 15 alunni per classe?

Come al solito predica bene e razzola male: i suoi annunci, le sue conferenze stampa sono puntualmente smentite dai fatti

Oppure il ministro Azzolina non è a conoscenza di cosa succede in Viale Trastevere, che è certamente più grave. Ed allora non le resta di seguire l’esempio di L. Fioramonti.

Giuseppe Antinolfi

Segretario Provinciale

SNALS CONFSAL di Milano