Paritarie, perché non pensare a un buono scuola straordinario Covid-19?

L’emergenza rende difficile per le famiglie versare le rette, aggravando la situazione delle scuole paritarie. Come uscirne? Con un buono scuola straordinario

da Il Sussidiario – Paolo Alli

Nelle situazioni di emergenza sono sempre i più deboli e i meno protetti a soffrire maggiormente. Questo si sta rivelando drammaticamente vero anche nell’attuale circostanza.

Ci voleva un giovane deputato per ricordare alla politica e alle sue istituzioni il problema della scuola paritaria. Gianluca Rospi, 42 anni, di Matera, un Cv di tutto rispetto: ingegnere, docente universitario ed ex presidente dell’Ordine degli ingegneri della sua provincia, eletto alla Camera a marzo 2018 nelle liste del Movimento 5 Stelle e recentemente confluito nel gruppo misto, ha presentato una interrogazione urgente al presidente del Consiglio e al ministro dell’Istruzione.

In essa pone, con grande lucidità, il tema delle difficoltà nelle quali si dibattono le scuole paritarie. Nel ricordare come esse “al fianco delle scuole statali offrono un servizio fondamentale per il sistema nazionale d’istruzione e per l’offerta formativa”, Rospi sottolinea come si trovino in difficoltà “in quanto con la sospensione dei corsi molte famiglie non stanno più pagando le rette mensili o chiedono una diminuzione delle medesime”. Afferma che le scuole paritarie devono affrontare anche un ulteriore onere “a causa degli elevati costi da sostenere per organizzare l’insegnamento a distanza attraverso le piattaforme certificate”, e che esse “come tutti gli istituti statali, sostengono le spese relative al materiale didattico, agli affitti dei locali e ai costi per il personale docente, tecnico e amministrativo”. Constatando che “in nessuno dei decreti emanati fino ad oggi vi sono norme atte a sostenere dal punto di vista economico gli sforzi che le scuole paritarie stanno affrontando durante l’emergenza da Covid-19”, Rospi chiede “quali iniziative si intendano assumere al fine di prevedere un incremento delle risorse a sostegno delle scuole paritarie di ogni ordine e grado al fine di contrastare l’emergenza”. Suggerisce possibili linee di intervento con l’istituzione di “un fondo aggiuntivo” o l’incremento di “quello già previsto dalla legge 10 marzo 2000 n. 62”, ricordando, infine, la necessità di “agevolare l’accesso alle piattaforme didattiche a distanza anche per le scuole paritarie”.

Con questa interrogazione, quantomai tempestiva e opportuna, Gianluca Rospi solleva un tema finora inspiegabilmente ignorato dal Governo e nel dibattito pubblico, ma non per questo meno importante. Infatti, l’emergenza aggrava la situazione già difficile di famiglie, insegnanti e personale delle scuole paritarie, mettendone in croce i gestori, che già in condizioni di normalità sono costretti a ricorrere al volontariato e alla generosità di tanti per garantirne il funzionamento.

L’interrogazione di Gianluca Rospi suona come un appello a tutte le forze politiche, al Governo e al Parlamento perché, mettendo da parte – per una volta – qualsiasi pregiudizio di tipo ideologico, prendano decisioni rapide ed efficaci per sostenere, anche nell’attuale situazione di emergenza, il diritto alla libertà di scelta educativa garantito dalla Costituzione.

Un particolare elogio, dunque a Gianluca Rospi, al cui appello mi associo. Oltre alle piste già indicate da lui (istituzione di un fondo ad hoc o incremento di quello esistente per le paritarie), mi permetto di suggerire interventi in chiave ancor più sussidiaria a favore delle famiglie che hanno scelto liberamente di mandare il figlio in una scuola paritaria, perché possano continuare a versare le rette nonostante l’oggettiva situazione di difficoltà economica. Ad esempio, un intervento di questo tipo potrebbe essere un buono scuola straordinario Covid-19, che tenga conto in modo agile delle situazioni economiche delle famiglie (ad esempio, basandosi sul principio dell’autocertificazione).

Nel mare delle centinaia di miliardi promessi per il sostegno dell’economia, qualche risorsa per aiutare il settore più importante, quello dell’investimento sul capitale umano, mi sembrerebbe il minimo.