Il ministro Azzolina colta con le mani nella marmellata!

Il professor Arcangeli, presidente della commissione che esaminò Azzolina, dalle pagine di Repubblica ha scritto che nel lavoro di tesi finale “presentato all’ateneo di Pisa nel 2010 per abilitarsi a insegnare alle superiori” vi sarebbero “molti passi riprodotti da testi specialistici”, evidentemente non citati. Secondo Arcangeli “più o meno la metà” di ciò che è scritto nelle prime tre pagine della tesi di abilitazione – le uniche disponibili online del suo lavoro – sono “il risultato di un plagio”. Sempre secondo il linguista, gli autori delle frasi copiate non sarebbero stati citati neanche nella bibliografia. Nelle pagine del quotidiano si dà conto di almeno quattro estratti, paragonandoli con gli originali e sottolineandone la coincidenza.

Nell’epoca in cui viviamo sono ormai tramontati quei valori che caratterizzavano la società del passato: assistiamo ad una profonda crisi. Nel mondo di oggi non troviamo più gli elementi fondamentali. Ma quello che più sconcerta è la mancanza di comprensione della loro importanza nella vita di un uomo. Conta solo l’arricchimento e l’immagine.

Il principio della verità, della sincerità è veramente raro nella nostra società, ma i giovani hanno diritto a un’educazione nella verità e alla verità, una vera sfida per la scuola.

Del resto questa esigenza di educare alla verità era già stata manifestata da Jean-Jacques Rousseau, perché si tratta di un aspetto fondamentale dell’educazione alla legalità, che comincia proprio con l’esempio di comportamenti coerenti con i valori e i principi che la scuola deve insegnare.

L’educazione alla legalità implica il rispetto delle regole, evitando comportamenti che penalizzino l’equità e il merito, come per esempio “arte del copiare”. Nella nostra cultura il copiare è spesso considerato come qualcosa di lecito, non lo si percepisce come un comportamento condannabile, mentre esso – precisa il sociologo Marcello Dei – “costituisce l’inizio della corruzione”, “la radice del dilagare della corruzione nella società italiana”, perché poi genera “una tolleranza strisciante verso comportamenti sociali trasgressivi”.

Pochi hanno la consapevolezza che “copiare” danneggi “l’onestà, che è un bene pubblico”.

I docenti non mancano di avvertire gli alunni che ‘copiare è gravemente immorale’, tanto è vero che in molti istituti il regolamento prevede delle punizioni; ma nessuno ha mai proposto di abbassare il voto di condotta a uno studente ‘perché ha copiato’.

In generale raramente in famiglia il non copiare fa parte delle regole che i genitori cercano di trasmettere ai figli; il copiare è visto come una colpa veniale; tutt’al più si ammonisce che copiando non si impara.

Ma ora tutto cambia! D’ora in poi il copiare non sarà più una ‘truffa’ o un ‘imbroglio’. È scritto nel messaggio implicito inviato alla scuola italiana dal nuovo ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, sorpresa, come Pierino, con le mani nella marmellata, accusata di plagio in una tesi di abilitazione del 2009 da un articolo del linguista Massimo Arcangeli pubblicato su Repubblica.

Inutile che il ministro tenti di ridimensionare l’episodio affermando che si trattava di una relazione. Tesi o relazione che sia, l’atto del copiare si è verificato e tale atto nella sua essenza costituisce un vero e proprio ‘crimine’ contro gli altri e la società nel suo insieme. I principi dell’onestà, della lealtà, del merito, della giustizia, dell’osservanza di norme e regole valgono in tutti i casi.

Ministro Azzolina il suo copiare è stato un atto trasgressivo, un’infrazione delle regole ed il non riconoscerlo è un atto ancor più grave del copiare stesso. Il non averne consapevolezza significa mancanza di senso civico, significa indicare agli studenti che le regole si possono a raggirare.

Nel prossimo mese di giugno cosa dirà agli studenti della maturità? Siccome non si tratta di una tesi di laurea ma di un semplice tema sarà lecito scopiazzare?

Come potranno i professori biasimare gli studenti che copiano quando lo ha fatto nientemeno che il ministro dell’Istruzione, un successore di Francesco De Sanctis, Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Gaetano Martino, Giovanni Spadolini, Salvatore Valitutti, Tullio De Mauro, …

O tempora, o mores!

A questo punto, dopo

  1. una Fedeli che ha affermato di essere laureata e non lo era,
  2. un Fioramonti che legittima la bigiatura collettiva dalla scuola in nome del clima,
  3. una Azzolina che nel concorso a dirigente scolastico “fa cadere nel vuoto una domanda sull’interculturalismo”, “si stramerita uno zero in informatica” e “5 su 12 in inglese”, che nella tesi di abilitazione all’insegnamento plagia e lucra sui lavori altrui,
  4. un presidente del Consiglio che “gonfia” il proprio curriculum,

dovremmo mettere in pratica il consiglio di Valitutti: “….credo che la scuola italiana andrebbe chiusa per due o tre anni per poi riaprire su nuove basi.”

E per carità di patria non parliamo della tesi di dottorato copiata dall’ex ministro Marianna Madia! Come si fa ancora ad avere fiducia nelle istituzioni, dove vige l’incoerenza più assoluta, la totale assenza di trasparenza e di dignità, l’assenza di cultura e amore per la ‘res publica’?

Tutto ciò lascia sconvolti, oltre ad essere un esempio devastante per il Paese, perché sono comportamenti immorali inaccettabili.

Non meravigliamoci poi che i cittadini dimostrino disprezzo per le istituzioni politiche.

Quousque tandem abutere, patientia nostra? 

Milano 16 gennaio 2020

Giuseppe Antinolfi

Segretario Provinciale

SNALS CONFSAL di Milano