Il bonus premiale dei docenti e la “beata ignoranza” del ministro Fioramonti

Più volte nel passato ci siamo occupati del “bonus premiale” che il comma 126 della Legge 107/2015 (la famigerata Buona Scuola di Renzi) ha istituito con il preciso scopo di valorizzare il merito del personale docente. Non sto ad addentrarmi nella problematica della valutazione, ricordando solo un principio affermato con forza dallo Snals-Confsal: “È molto grave che questa valutazione dei docenti sia agganciata alla monetizzazione. È una questione morale, oltre che sostanziale. Forse il governo ha fatto un po’ di confusione tra merito e produttività e tra istruzione e formazione, che sono cose molto diverse”.

Ma a parte queste considerazioni, ritorno sull’argomento solo perché il nuovo ministro Fioramonti nel corso di un’intervista a ‘Circo Massimo’ su Radio Capital, svoltasi il 18 settembre scorso, ha dichiarato apertamente il suo “no” al bonus di merito, con le seguenti motivazioni:

  1. “i bonus perché si fa qualcosa di più temo che abbiano esattamente l’effetto opposto”;
  2. contrario all’idea che la scuola debba incentivare comportamenti che sono parte dell’insegnamento”.

Ministro, oportet studere!

Il “bonus premiale” viene assegnato (o dovrebbe essere assegnato) ai docenti più meritevoli, quelli cioè che più si distinguono nell’attività di insegnamento nel corso dell’anno scolastico. Non lo ricevono perché “fanno qualcosa in più”; per questo “qualcosa in più” vi è il fondo d’Istituto, il fondo per le funzioni strumentali, per l’alternanza scuola-lavoro, per le aree a forte flusso migratorio, ecc. Questo “fare qualcosa in più” rispetto all’orario di insegnamento garantisce il buon funzionamento delle istituzioni scolastiche e pertanto è giusto che venga retribuito in più, seppure in misura esigua rispetto al lavoro che realmente si svolge.

Perciò signor ministro la scuola con il bonus premiale non incentiva “comportamenti che sono parte dell’insegnamento”, ma incentiva (o dovrebbe incentivare) la qualità dell’insegnamento, valorizza (o dovrebbe valorizzare) i docenti più capaci, più efficienti, più meritevoli. E questo è un sacrosanto diritto.

Semmai il problema sta nella modalità di valutazione “indiretta” della qualità dell’insegnamento.

Diceva Socrate: “È sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza.”

Milano 12 ottobre 2019

Giuseppe Antinolfi

Segretario Provinciale

SNALS CONFSAL di Milano