scuole paritarie, mancano docenti abilitati

L’abilitazione è il requisito richiesto per poter insegnare nelle scuole paritarie. Ma l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria, secondo la vigente normativa, ossia il D.lgs. 59/2017 come modificato dalla legge 145/2018, si può conseguire tramite il concorso. Infatti l’articolo 5/6 del D.lgs 59/2017, come modificato dalla legge di bilancio (145/2018) prevede: “Il superamento di tutte le prove concorsuali, attraverso il conseguimento dei punteggi minimi di cui all’articolo 6, costituisce abilitazione all’insegnamento per le medesime classi di concorso”.

Gli aspiranti docenti perciò dopo aver superato tutte le prove concorsuali, a prescindere se rientrino o meno nel novero dei vincitori (i soli che entrano nella graduatoria di merito), conseguono l’abilitazione per la classe id concorso di partecipazione. E’ questo l’unico canale che consente ai docenti di conseguire l’abilitazione.  La maggior parte degli abilitati è stato assunto con la Buona Scuola (dalle GaE) e  gli abilitati delle II fascia delle graduatorie di istituto hanno partecipato al concorso riservato. 

E nel frattempo le scuole paritarie prive di docenti abilitati possono aspettare che sia bandito il concorso? Il prossimo concorso?  Il ministro Bussetti ha dichiarato: “Entro luglio arriverà il bando per le medie e superiori. In autunno inizieranno le prove e porteranno decine di migliaia di docenti in cattedra a partire da settembre 2020. Quanti? In tre anni più di cinquantamila».

Al riguardo Luigi Sepiacci, presidente dell’Associazione nazionale degli istituti non statali di educazione e istruzione (ANINSEI),  ha evidenziato la necessità di dar luogo a nuovi corsi abilitanti, altrimenti le scuole paritarie rischiano di chiudere, in quanto nuovi abilitati non ce ne sono: “Le varie direzioni regionali già stanno mettendo in mora le nostre scuole, annunciando di volere ritirare loro la parità se non si dovessero dotare entro breve di docenti già abilitati… L’unica via è  quella di consentirci di formarli direttamente noi, anche attraverso strumenti quali l’apprendistato professionalizzante di alta formazione”