FORMAZIONE INIZIALE INSEGNANTI

Strutturare un percorso post-laurea coerente e organico specifico per diventare docenti farebbe crescere sia la scuola che l’università

Parto da una premessa importante: la scuola dell’obbligo, la scuola di tutti e per tutti, è il pilastro fondamentale delle nostre radici democratiche e del nostro futuro. Investire sulla scuola dunque non è, a mio avviso, un’opzione, ma un obbligo. E investire sulla scuola significa soprattutto investire su chi la scuola la fa: personale Ata, dirigenti e insegnanti, in termini di riconoscimento economico e professionale, così come in termini di formazione (iniziale e in servizio).

La riforma della formazione iniziale

Attualmente non esiste in Italia un percorso di formazione iniziale insegnanti, ma si rincorrono voci su possibili iniziative di riforma. La voce più preoccupante è quella relativa alla possibilità che la questione sia liquidata chiedendo ai futuri docenti di acquisire nel loro percorso 60 crediti formativi universitari in determinate discipline come condizione per accedere al concorso. Questa voce, speriamo senza fondamento, immaginerebbe la formazione iniziale come una sorta di fai da te (di cui conosciamo benissimo le possibili storture), descritta solo da obblighi formali, incentrata solo su aspetti teorici e non co-progettata tra scuola e università.
Proprio pochi giorni fa, sulle pagine di questo giornale, il prof. Vicino, presidente del Consiglio universitario nazionale (Cun), illustrando la posizione del Cun sul tema ha stigmatizzato questa possibilità, immaginando come unica alternativa possibile una formazione insegnanti post immissione in ruolo (dunque di fatto non prevedendo alcun percorso specifico per chi vuole diventare insegnante e accettando che le selezioni per i futuri insegnanti continuino ad essere incentrate esclusivamente su aspetti di conoscenza dei contenuti).

Un’occasione da non perdere

Non tutti, io per primo, la pensano come il Cun. Diverse associazioni di insegnanti, professori universitari di discipline diverse (https://maddmaths.simai.eu/didattica/lettera-formazione-insegnanti/https://www.valigiablu.it/scuola-pnrr-insegnanti-studenti/), la Commissione italiana per l’insegnamento della Matematica (https://umi.dm.unibo.it/wp-content/uploads/2021/12/Comunicato-UMI-CIIM-sulla-formazione-iniziale-degli-insegnanti-di-scuola-secondaria-1.pdf) hanno sottolineato l’importanza di strutturare un percorso post-laurea coerente e organico specifico per la formazione iniziale degli insegnanti, co-progettato tra scuola e università, che preveda riflessione teorica, tirocinio e riflessione sul tirocinio.
Davvero si pensa che i ragazzi e le ragazze più motivate all’insegnamento fuggirebbero da un percorso di questo tipo? Io ho più fiducia in loro: credo sarebbe esattamente il contrario.

Una riforma storica

L’istituzione di un tale percorso sarebbe, questa sì, una riforma di portata storica. Sarebbe anche un’occasione unica per far crescere scuola e università, non pensarle più come due mondi separati, ma come i pilastri culturali e formativi del Paese che si sorreggono insieme.Certo, proprio per la significatività degli obiettivi formativi – la formazione iniziale non è vista come un inutile inciampo, un aggravio di tempo – è una proposta più complessa delle altre in gioco, che richiede di investire veramente, anche in termini economici, sulla scuola, sui suoi insegnanti, sui nostri giovani.
La politica dovrà decidere se intende realmente investire sulla formazione insegnanti o percorrere pericolose scorciatoie che possono avere effetti negativi negli anni a venire.

di Pietro Di Martino

da Il Sole 24 Ore