Manifesto per portare in Italia la libertà di scelta

Qual è la strada che conduce a una scuola di successo? L’Emie (European Meeting of independent education), una piattaforma informale di associazioni europee che promuovono l’attività delle scuole non statali, intende offrire il proprio contributo per rispondere a questa domanda, attraverso un Manifesto diffuso in tutta Europa.

Le associazioni in questione intendono sottoporre il Documento all’attenzione del Parlamento europeo, già a partire dai primi mesi del prossimo anno.

Il Manifesto è stato approvato e sottoscritto da sette associazioni nazionali di scuole non statali in Portogallo, Olanda, Italia, Turchia, Spagna e da 4 organizzazioni europee, Ecnais, Oidel, Ecswe e Oiec. Tra i firmatari italiani, è inclusa anche Cdo Opere Educative, che ha contribuito attivamente all’elaborazione del Documento. Si attendono molte altre adesioni anche in altri paesi europei.

Nel testo sono indicati cinque temi chiave che stanno particolarmente a cuore ai firmatari.

Il primo è quello di intendere l’istruzione come un bene comune che, in quanto tale, coinvolge una pluralità di soggetti.

Il secondo tema è quello di riconoscere come essenziale il contributo delle scuole non statali all’istruzione dei giovani europei. A riprova di questo, infatti, nel 2016 Eurostat ha rilevato che il 18,7% della popolazione scolastica frequentava scuole non statali. Nel 2018, inoltre, una risoluzione del Parlamento europeo incoraggiava gli Stati membri a prevedere adeguati fondi da destinare sia alle scuole statali, sia a quelle non statali non profit. Tale risoluzione è andata ad inserirsi in un contesto in cui il supporto finanziario pubblico agli enti educativi non profit è piuttosto eterogeneo da un paese all’altro: si va da un finanziamento minimo, come in Italia, fino ad uno molto più cospicuo come in Olanda, Danimarca e Finlandia.

In terzo luogo, il Manifesto sottolinea il ruolo fondamentale dei genitori nell’attuazione dei diritti dei più giovani, in ottemperanza a quanto stabilito dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. Nella fattispecie, i genitori sono definiti figure essenziali per il raggiungimento del successo educativo e formativo dei ragazzi. A tal fine, è necessario che sia loro riconosciuto un effettivo diritto di scegliere l’educazione dei figli. Il documento mette in evidenza, infatti, come i genitori abbiano contribuito in modo esemplare a sostenere il processo di apprendimento e quello educativo di giovani e adolescenti, quando la scuola si è fermata a causa dell’emergenza Covid.

In quarto luogo, il Manifesto sottolinea l’importanza non solo della qualità, ma anche della pluralità delle proposte educative, come fondamentali per la democrazia. Le nuove e complesse sfide del nostro tempo, infatti, richiedono una molteplicità di contributi, non una sola ed unica modalità di approccio. Le scuole non statali sono espressione di tale pluralità e per questa ragione vanno protette e sostenute.

Il Manifesto sottolinea, infine, che, per realizzare un sistema educativo e d’istruzione con i connotati di effettivo bene comune, è necessario istituire un organismo “scolastico sotto la supervisione e il coordinamento dello Stato, ma composto sia da scuole gestite da autorità pubbliche, sia da scuole gestite da organizzazioni/persone della società civile”. Se, infatti, “l’educazione/istruzione è la più alta priorità nella vita di un paese”, è necessario accogliere e sostenere tutte le iniziative che ne contribuiscono a uno sviluppo virtuoso. Ciò implica necessariamente l’esistenza di “sistemi scolastici pluralistici, basati sul principio di sussidiarietà”. Inoltre, occorre assicurare che tutte le scuole siano “pienamente accessibili agli studenti che vogliono frequentarle, in un contesto di (effettiva) libertà di scelta”.

Si propone, quindi, un modello d’istruzione che dia alla società civile la libertà di offrire il suo contributo determinante nei campi dell’educazione e dell’istruzione dei più giovani. Tale modello rappresenta una potente sfida anche per il nostro Paese, che all’articolo 33 della nostra Costituzione istituisce un modello scolastico misto, caratterizzato da una sinergia di contributi operati sia dallo Stato, sia dalla società civile.

Si tratta di un modello esemplare, il cui sviluppo virtuoso e contributo positivo è stato soffocato da una interpretazione particolarmente rigida e ideologica dell’espressione “senza oneri per lo Stato”. Ciononostante, tale sistema è ancora tenacemente vitale e attende di poter crescere ulteriormente, in accordo alle intenzioni dei Costituenti.

Manifestare al Parlamento europeo l’urgenza di una solida e duratura collaborazione tra Stato e società civile è, quindi, una prima iniziativa per garantire ai giovani di tutto il continente un sistema educativo e d’istruzione di successo.

 – Stefano Montaccini

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