Covid, in classe il record dei contagi. Scuole elementari fuori controllo

Ancora una volta è con uno slogan e non con i fatti che il governo di Giuseppe Conte vuole riaprire la scuola dal prossimo 7 gennaio 2021. Il premier che è ostaggio da tempo del suo ministro all’Istruzione Lucia Azzolina aveva scritto nell’ultimo decreto che a quella data dovranno riaprire anche le scuole superiori al 75%, poi dopo un incontro con le Regioni quella percentuale si è abbassata almeno all’inizio al 50%, lasciando sulle spalle dei vari tavoli convocati dai prefetti la necessità di riaprire in sicurezza. 

Senza risorse perché ancora una volta il governo non ha fatto nulla di concreto per potere riaprire la scuola senza causare una nuova fiammata di contagi, i poveri prefetti hanno usato al meglio le frecce che avevano al loro arco. Prima di tutte quella di concordare la riapertura delle scuole superiori con orari di entrata ed uscita differenziati nella speranza in questi ultimi giorni di concordare anche con le associazioni e i sindacati di categoria aperture degli esercizi commerciali e degli uffici almeno pubblici che non si sovrappongano a quelli scolastici. Era l’unica strada possibile a mani nude come sono i prefetti, e a Roma come in gran parte del resto di Italia è stata battuta. A macchia d’olio si è anche rafforzato con i pochi spiccioli a disposizione qualche sistema di trasporto pubblico, affittando mezzi privati soprattutto per istituire linee alternative ai treni locali per chi venendo da fuori deve frequentare scuole delle grandi metropoli. Ma non è stato un intervento sistematico perché non c’erano a disposizione le risorse che sarebbero state necessarie. E soprattutto a parte strillare slogan per difendere il proprio potere, nulla per la sicurezza nelle scuole è stato fatto dall’Azzolina e dal suo ministero. Così ancora una volta i rischio di moltiplicazione del contagio a gennaio torneranno a lievitare, mentre il vaccino resterà un miraggio per l’intera popolazione italiana (se va bene si inizierà con gli anziani e le persone fragili dal mese di febbraio inoltrato).

Che la scuola sia un amplificatore dei contagi è per lo più negato da tutte le istituzioni e anche dagli esperti pubblici che sono tutti alle dipendenze del governo (così è la maggioranza del Cts), e quindi assai poco credibili. Ma i numeri ancora una volta dicono l’esatto opposto. Oggi pubblichiamo paragonandoli alla serie storica già pubblicata quelli contenuti nell’ultimo bollettino epidemiologico a cura dell’Istituto superiore di Sanità. Si tratta dei contagi in tutta Italia alla data del 22 dicembre scorso, divisi per fasce di età. A differenza delle altre volte abbiamo separato in decadi come è nel bollettino originario la fascia che avevamo chiamato «popolazione scolastica», scomponendola nella decade 0-9 anni che in questi mesi è sempre andata a scuola e nella decade 10-19 anni che invece ha iniziato in gran parte territorialmente la didattica a distanza dalla fine di ottobre facendo poi diventare questa una regola su tutto il territorio nazionale. Bene da questa estate (25 agosto) al 7 novembre quando la didattica a distanza è diventata regola per le superiori la maggiore crescita dei contagi si è verificata nella decade 10-19, che racchiude gli studenti delle medie e delle superiori (+ 1.042,57%), seguita dalla decade 0-9 degli studenti di asili, materne ed elementari (+831,41%). Terzo posto la decade 20-29 anni, che comprende tutti gli studenti universitari (+556,88%). Dal giorno di chiusura delle scuole superiori e università fino al 22 dicembre scorso queste due categorie che erano state al primo e al terzo posto su dieci decadi nella classifica anagrafica dei contagi, sono scivolate rispettivamente all’ottavo e al settimo posto nella crescita dei contagi, dimostrando con chiarezza che il problema della seconda ondata è stata proprio la scuola in presenza priva di sicurezza. Ma al primo posto nella classifica dell’aumento dei contagi fra il 7 novembre e il 22 dicembre c’è la fascia di età 0-9 anni che comprende tutti i bambini che hanno continuato perfino nelle zone rosse a frequentare in presenza le lezioni.

Cosa dicono con chiarezza questi numeri? Quello che ripetiamo da mesi: è stata la scuola il motore della seconda ondata. Ma siccome i contagi oggi salgono più di tutti fra i bambini delle scuole elementari, il problema non è stato quello dei trasporti con cui si va a lezione. Negli asili e nelle elementari i bambini vanno a piedi, accompagnati dai genitori o al massimo con scuola bus. Non c’è quindi sufficiente sicurezza proprio all’interno delle aule e degli istituti scolastici, perché i protocolli adottati non hanno garantito come avrebbero dovuto. Se non si guardano questi numeri e non si corre ai ripari immediatamente dando una sveglia alla Azzolina, resta un rischio altissimo riaprire la scuola in presenza come si vorrebbe fare.

Il Tempo – Franco Bechis