Covid, caos certificati medici

Regole diverse per la riammissione degli studenti sospetti. L’Istruzione chiede chiarezza

Le lezioni sono iniziate quasi ovunque. Ma su quali siano le regole per la riammissione in classe degli studenti sospetti, non quelli con certificazione Covid ma con sintomi che potrebbero essere confusi con il Covid (dal semplice raffreddore alla congiuntivite), regna il caos. Ogni regione sta adottando regimi diversi. Intanto che pediatri e presidi sono su fronti opposti. Il ministero dell’istruzione, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, ha sollecitato il ministero della Salute perché faccia chiarezza con linee guida unitarie, ferma la competenza regionale, che evitino il panico quando esploderà l’influenza stagionale e ogni assenza alle lezioni sarà sospetta.

La certificazione per la riammissione in classe è giudicata inutile dai pediatri se non preceduta da tampone, unico strumento in grado di accertare lo stato di salute degli studenti sotto il profilo coronavirus. I presidi di riammettere senza certificati non se la sentono. Ma chiedere per ogni certificato di riammissione che l’alunno abbia un test negativo significherebbe andare incontro a un autunno e un inverno di quarantene forzate e di massa, per alunni e relative famiglie, in attesa di un tampone che ad oggi richiede giorni per essere somministrato.

Nel Lazio, che aveva eliminato il certificato medico, la regione lo ha appena ripristinato, occorre esibirlo dopo 3 giorni di assenza per i bambini del nido e della materna, mentre per gli studenti delle scuole, dalla primaria alle superiori, scatta dopo 5 giorni. Tuttavia, se ci si assenta per motivi diversi da una malattia, basta che la famiglia ne dia tempestiva comunicazione alla scuola, che non richiederà la certificazione medica per la riammissione in classe.

In Veneto, Liguria e Piemonte è sufficiente l’autocertificazione dei genitori con preventivo via libera del pediatra. In Lombardia, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, invece, fa fede il Patto di corresponsabilità scuola-famiglia, dunque, la fiducia reciproca tra entrambe le parti. Dieci sono i giorni di assenza dopo i quali in Sicilia scatta l’obbligo del certificato medico. Per tutte le altre regioni resta la certificazione obbligatoria dopo 5 giorni di assenza.

A oggi il certificato medico dopo 3 giorni, quindi, è obbligatorio solo per il rientro negli asili della regione Lazio. Sebbene, vista la pandemia in corso, i presidi lo abbiano raccomandato per tutti. Con alcuni dirigenti scolastici che, nelle regioni dove il certificato medico non è obbligatorio o basta l’autocertificazione, potrebbero chiedere un tampone se sospettano un caso Covid, rifiutando la riammissione in sua mancanza. Sottolinea Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi (Anp): «La riammissione a scuola, ad oggi, diversamente da come avveniva in passato, avviene senza certificati medici. Se uno studente si assenta e la scuola non sa il perché potrebbe avere anche il virus, ma se nessun medico lo ha visitato saremmo di fronte a una riammissione non ottimale. Bisognerebbe reintrodurre un obbligo di certificazione al rientro. Almeno sopra i tre giorni di malattia».

Ipotesi «priva di fondamento scientifico e contraddice le raccomandazioni sin qui promosse per contenere l’epidemia», insiste il presidente della federazione italiana medici pediatri (Fimp) Paolo Biasci. «Abbiamo ormai un collaudato sistema di triage telefonico, eventualmente associato al videoconsulto, che ci permette di individuare tutti i casi sospetti di infezione Covid-19». Il rischio altrimenti è di affollare gli studi dei pediatri di famiglia con accessi non necessari per «un adempimento burocratico» che non esclude la contagiosità se prima non si effettua «l’unico test ad oggi valido per risolvere la diagnosi: il tampone. Conclude Biasci, «abbiamo la necessità del referto di un tampone in tempi più rapidi possibili, per poter redigere un attestato che permetterà il rientro a scuola, non è possibile dover attendere 4-5 giorni ed anche più, quando al pronto soccorso la risposta arriva in 4 ore». La palla è passata alla Salute.

da ItaliaOggi – 22 settembre 2020 – Emanuela Micucci e Alessandra Ricciardi