Paritarie, prima della “ragion di Stato” viene quella del pluralismo

Nuovi spiccioli sono stati previsti dal governo per le paritarie. Però in questo modo non vengono rispettati la legge 62/2000 e il principio del pluralismo.

da: Il Sussidiario 21 maggio 2020 – Luigi Patrini

Eppur si muove! Già: pare che anche Galileo, dopo l’abiura, abbia bisbigliato un “eppur si muove!”. Lui si riferiva alla terra, da sempre considerata immobile. Anche la politica italiana, soprattutto oggi, sembra immobile e ferma nella sua decadenza. Eppure, forse Toccafondi ha ragione nel dare quella che lui considera una “buona notizia”: sarebbero forse disponibili una settantina di milioni per le paritarie, caparbiamente escluse da ogni serio impegno di contribuzione da parte dello Stato e quasi condannate all’estinzione per eutanasia. Settanta milioni sono una briciola, ma potrebbero essere segno di un ravvedimento della nostra classe politica che ha finora brillato – almeno (e non solo) nel campo della politica scolastica – per meschinità e imprevidenza.

Meschini e imprevidenti: non saprei proprio come qualificare diversamente la maggioranza dei nostri parlamentari. Lo faccio in modo trasversale, perché sia a destra che a sinistra – seppure con percentuali diverse, perché le motivazioni ideologiche della sinistra sono maggiori e più gravi – pesa la responsabilità del dissesto che sta per scoppiare nel nostro sistema scolastico nazionale. Ma ormai destra e sinistra hanno perso gran parte del loro significato: non a caso Toccafondi viene dal centro-destra e ora milita in Italia viva di Renzi. Questo non è importante: ha capito che la questione scolastica è decisiva e questo lo riabilita enormemente, a fronte di una classe politica che ha mostrato scarsa consapevolezza del ruolo decisivo che la formazione scolastica riveste per le nuove generazioni e, quindi, per lo stesso futuro del nostro Paese.

In effetti, la questione di fondo di una democrazia vera, nella quale la persona possa vivere in piena libertà, realizzando il suo destino attraverso la scoperta della sua vocazione e la possibilità di attuarla con vantaggio per il ben comune dell’intera comunità, è la questione educativa.

È questa, infatti, l’attività più tipica ed esclusiva dell’essere umano: l’animale viene “allevato”, al circo si può “addestrarlo”, ma solo la persona può essere “educata”. Anzi: deve essere educata ed educarsi, perché la vera educazione è un processo che comincia in modo eterodiretto (educano i genitori, il maestro, il catechista, la televisione…), ma mira all’autoeducazione, perché il protagonista della mia educazione devo essere io. Nella libertà (che non è capriccio, ma adesione gioiosa alla verità dell’essere) io devo essere educato ad educarmi.

Pico della Mirandola intuì bene l’importanza del processo educativo e la espresse in modo significativo. Nel celebre discorso sulla “Dignità dell’uomo” egli immagina ciò che Dio, dopo averlo creato, disse ad Adamo: “Ogni essere – spiega il Creatore – ha una sua natura determinata; te, invece, io ho fatto in modo che possa essere determinato dalla tua volontà libera: se vuoi puoi diventare un angelo, se vuoi puoi diventare un bruto”.

L’immagine coglie bene l’educabilità della persona e il suo ruolo attivo in questo processo. A capire la sua importanza ci aiuta il famoso paradosso di Böckenförde. Il noto politologo tedesco intuì – in buona sostanza – che “una società liberale non può imporre i valori per legge, perché cesserebbe di essere liberale, ma una società senza valori si decompone e cessa di essere democratica”, perché si offre alla tirannide di qualche potente. Ecco perché con la libertà non si scherza: è bella, ma bisogna sapere che ha un costo, il costo della responsabilità personale e, quest’ultima, è proprio il prodotto di un corretto processo educativo.

Il pluralismo educativo perciò è fondamentale per il futuro della società. Che non lo capiscano quanti ci rappresentano in Parlamento mi fa inorridire: sono figlio spirituale di un grande educatore, don Giussani, e ricordo bene la sua celebre battuta: “mandateci in giro nudi, ma lasciateci liberi di educare”. Lo diceva convinto che “L’idea fondamentale di una educazione rivolta ai giovani è il fatto che attraverso di essi si ricostruisce una società; perciò il grande problema della società è innanzitutto educare i giovani”: proprio il contrario di quel che avviene adesso.

La libertà della scelta scolastica per i figli, dunque, è garanzia di libertà per l’intera società ed è il fondamento di una democrazia vera, ma è anche la cosa più conveniente; per questo è davvero stolta e autolesionista l’insipienza di una classe politica che non sa fare i conti. In vero i nostri politicanti i conti li sanno fare benissimo: per i loro interessi e per gli interessi dei loro cerchi magici, ma non sempre per gli interessi del popolo, della democrazia e dello Stato.

Ecco il costo medio di un alunno di scuola statale: infanzia: 6.685,70 euro, scuola primaria: 7.227,78 euro, secondaria di primo grado e secondo grado: 8.311,95 euro. Molto modesto il contributo che lo Stato riconosce alle scuole paritarie; eccolo: infanzia: 841,00 euro; primaria: 313,91 euro; secondaria di primo grado: 111,95 euro; secondaria di secondo grado: 110,90 euro. La differenza grava sulle spalle dei genitori, costretti a pagare le tasse allo Stato e a pagarsi la libertà educativa: una sorta di sussidiarietà alla rovescia!

Questi dati, estrapolati dalle analisi Ocse-Pisa, confermano quanto sarebbe conveniente garantire una piena libertà e parità scolastica nel nostro paese e quanto sarebbe opportuna una riforma della scuola per adottare i cosiddetti “costi standard”: una sana concorrenza nel servizio scolastico pubblico tra Stato e privato accreditato genererebbe un incremento in termini di efficienza sia del servizio stesso che della spesa pubblica. Ma la convenienza viene per seconda, perché la “ragione” prima e vera di un reale pluralismo scolastico è che questo garantisce libertà e democrazia all’intera società civile.

Appare sempre più grave, dunque, e irresponsabile che la classe politica si ostini a sfruttare i genitori dei circa 900mila alunni delle scuole “paritarie”: riconosciute perfettamente uguali alle scuole statali in dignità (legge 62/2000), Parlamento e Governo non fanno nulla per rispettare la legge che essi stessi hanno approvato. Quando – a settembre – circa il 30% di queste scuole dovrà chiudere per l’insipienza della politica, una tegola enorme si abbatterà sullo Stato, costretto – dalla sera alla mattina – ad ospitare non meno di 3-400mila mila nuovi alunni.

La notizia di mettere in bilancio 70 milioni di euro per le paritarie può essere un primo passo per evitare una catastrofe sociale e culturale: ma si vada avanti veloci, perché il tempo è breve! E non dicano poi di non essere stati avvertiti! Occorre avviare in fretta – gradualmente, ma in fretta – un processo di reale collaborazione tra privato sociale e istituzioni statali: il Paese potrà crescere in dignità e libertà. Ma, probabilmente, è proprio questo che la maggioranza della nostra classe politica non vuole: un popolo ignorante si può raggirare più facilmente. Basta che siano indottrinati e abbiano un po’ di nozioni. Cultura vera no, per carità! Eppur si muove? Bene! Allora, si muova!

Mi resta solo un dubbio sulla classe politica: malvagità, imbecillità o solo ignoranza e meschinità culturale? Agli elettori l’ardua sentenza.